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Il fiero popolo dei Sanniti

Estratto dalla tesi di Erika Iacobucci
Abstract della Tesi di Erika Iacobucci

Il fiero popolo dei Sanniti

La conoscenza delle nostre origini è la sola che può permetterci di progettare coerentemente il futuro. L’Alta Valle del Sangro era abitata da uomini fieri e dotati di sentimenti profondissimi: i Sanniti. Erano le genti più caparbie e dal temperamento più risoluto tra tutte le popolazioni della penisola, coloro ai quali era sacra la libertà e che hanno combattuto fino in fondo per difenderla. Senza cadere in una qualche visione idealizzata o mitica su un antico Sannio libero e prospero, gli studi di questi ultimi decenni hanno restituito ai Sanniti una luce nuova, facendoli riemergere dall’ombra in cui furono gettati dai Romani.

Il Sannio

Il Sannio era l’altopiano interno al centro dell’Italia meridionale, delimitato a nord dal fiume Sangro e dalle terre dei Marsi e dei Peligni, a sud dal fiume Ofanto e dalle terre dei Lucani, ad est dal Tavoliere di Puglia e dalle terre dei Frentani, e ad ovest dalla Pianura Campana e dalle terre degli Aurunci, Sidicini e Latini.

I Sabelli e il Ver Sacrum

I Sabelli, avi dei Sanniti, per mezzo di spedizioni successive, originate dalle “primavere sacre” si estesero lungo la dorsale appenninica. Il Ver Sacrum sabello, descritto da Strabone e da altri autori, può essere spiegato in modo semplice: per vincere una battaglia, allontanare un pericolo o porre fine ad una calamità naturale quale una carestia o un’epidemia, i Sabelli promettevano di sacrificare a Mamerte tutto ciò che fosse nato la primavera successiva. I bambini nati in tale periodo non venivano tuttavia letteralmente immolati, bensì lasciati crescere come sacrati, in altri termini, venivano consacrati al dio e, raggiunta l’età adulta, avevano l’obbligo di lasciare le loro tribù e cercare nuovi boschi e pascoli sotto la guida di un animale sacro alla divinità che poteva essere un toro, un lupo, un picchio, un orso o forse un cervo, e così il gruppo si stabiliva nel punto che si pensava avesse deciso l’animale.

Caudini – Irpini – Pentri – Frentani – Marrucini – Lucani

I Caudini si stabilirono ai confini con la Campania. Gli Irpini abitavano la porzione meridionale del Sannio confinante a Sud con la Lucania, ad est con l’Apulia e ad ovest con la Campania. Secondo gli storici furono guidati nelle loro terre da un lupo (l’hirpus in lingua osca)
I Pentri avevano per capitale Boviano e popolavano il cuore del Sannio. Alfedena, centro sannitico di notevole rilievo nell’Abruzzo sud-occidentale, situata in mezzo ai monti agli estremi confini settentrionali del Sannio, apparteneva a questa forte tribù.
I Frentani abitavano i bacini del Fortore, del Biferno e del Sangro
I Marrucini si stanziarono nelle valli del fiume Aterno con centro Teate, l’attuale Chieti.
i Lucani si spinsero sempre più verso sud e si stabilirono nel paese che da essi prese il nome di Lucania.
Lo stile di vita dei Sanniti era frugale, privo di qualunque lusso: la loro austerità finì per divenire proverbiale. E’ proprio la povertà materiale della loro cultura una delle cause principali della scarsità di testimonianze tangibili sulla loro civiltà. La loro era una tipica economia a livello di sussistenza, in cui ciascun pagus doveva fare essenzialmente affidamento sulle proprie risorse per provvedere alle proprie esigenze primarie.

Il Touto e il Pagus

La città-stato, come unità di governo, non esisteva tra i Sanniti e l’unità politica e amministrativa dei Sabelli, in generale, e del Sannio, in particolare, non era il municipium bensì il touto, mentre l’unità politica al di sotto della tribù, era la tipica antichissima istituzione italica: il pagus.
Il pagus, era un distretto rurale semidipendente che si occupava di questioni sociali, agricole e soprattutto religiose: è inoltre possibile che attraverso di esso avvenisse il reclutamento militare.

Armamenti e sepolture

L’equipaggiamento militare sannita era tipicamente italico Orecchini Guerriero di Capestrano: l’elmo era aderente e spesso ornato da un cimiero o da corna; la tunica del guerriero era di lino o forse di pelle e raggiungeva appena i fianchi ed era fermata alla vita da una cintura di pelle coperta di bronzo e munita di fibbie elaborate https://www.artidealab.it/prodotto/catalogo/catalogo-prodotti/ciondoli/ciondolo-sannita-palmetta/ Per proteggere il busto, e specialmente il cuore, i guerrieri usavano una piastra rotonda di circa venti centimetri di diametro: Kardiophilax, talvolta decorata con la figura di un animale, il cosiddetto quadrupede fantastico.
Alla loro morte i Sanniti venivano sepolti e non cremati; disteso nella sua lunghezza sul pavimento giaceva il corpo supino, talvolta con un sostegno sotto la testa e con indosso abiti e gioielli. La tomba conteneva anche oggetti d’argilla e di metallo, per la maggior parte di fabbricazione locale, non era contrassegnata da stele e l’unico segno di identificazione era costituito da una lancia sulle tombe degli uomini e un fuso su quelle delle donne.

Saepinum – Juvanum – Pietrabbondante

Nel tempo libero i Sanniti amavano andare a teatro, tanto da appassionarsene, fecero del teatro di Saepinum uno dei più belli al mondo.
I Sanniti, popolo italico di agricoltori, concepivano il loro mondo come popolato da poteri o spiriti misteriosi che ispiravano loro un timore reverenziale e con cui era essenziale instaurare buone relazioni. Grandi ed importanti santuari a carattere territoriale fungevano da centri di aggregazione religiosa, politica e culturale per le popolazioni sparse nel territorio, come nel caso dei santuari sannitici di Juvanum e Pietrabbondante.
Ma i buoni rapporti con questi spiriti misteriosi non bastarono durante le sanguinose guerre sannitiche (343 al 290 a.C.), quando, dopo uno strenuo tentativo di difesa della propria autonomia, le genti d’Abruzzo, fiere ma numericamente esigue, furono costrette ad allearsi con Roma. Da questo momento la storia d’Abruzzo diventa la storia di Roma e l’assimilazione segna la fine di una storia autonoma.
Nelle territorio e nel modo di essere degli uomini del presente riaffiorano indelebili i segni lasciati dalle culture umane del passato, sovrapposte ed integrate, mai cancellate. Una terra posta al centro del Mediterraneo ricca e straordinaria nel paesaggio, nella natura, nelle piante e negli animali, ma soprattutto nella storia delle popolazioni che prima di noi seppero sfruttare appieno i doni dell’ambiente.

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